Il fascismo colpisce ancora.

Il circolo Anddos-Gaynet-Roma esprime profondo sconcerto per l’aggressione ai danni di uno studente 18enne del liceo Cavour di Roma per mano di un gruppo di fascisti che, infastidite dalla t-shirt del Cinema America che indossava, lo hanno colpito con un tubo di metallo al suono di “comunista” e “zecca”.

La violenza fascista è un problema ancora attuale, anche se c’è chi vorrebbe presentare l’antifascismo come questione “datata”.
Il fascismo colpisce l’intera cittadinanza, non solamente la comunità LGBT e le minoranze etnico-religiose: basta non essere conformi a una determinata visione del Mondo, a un pensiero unico, per diventare potenziali vittime.

Il fascismo avvelena anche la gestione della “cosa pubblica” nel modo di trattare le persone, per esempio (se non soprattutto) quelle detenute nelle nostre carceri.
Lo stato di sovraffollamento, la scarsità di personale poliziesco e medico, la tendenza a trascurare le esigenze personali delle persone detenute tradiscono il mancato rispetto dei diritti fondamentali dell’essere umano che si fa più eclatante con le persone considerate diverse, come nel caso delle persone trans o delle persone migranti.
Tutti sintomi di una visione fascista che applica una divisione surrettizia tra persone “buone” e persone “cattive” dove le seconde perdono ogni dignità umana.

Il risultato sono i suicidi nelle prigioni italiane, come quello di Marco Prato nel carcere di Velletri, l’assassino reo confesso di Luca Varani, vittima di una campagna mediatica disumanizzante e lesiva della sua dignità di essere umano, le cui necessità di sorveglianza sono state disattese. Eppure la stessa fidanzata di Luca in un post si è definita scioccata della sua morte, perché “una vita è una vita”.
Così mentre la procura apre una inchiesta per istigazione al suicidio con la morte di Prato salgono a 2663 le persone detenute morte nelle nostre carceri per suicidio, cure mediche inadeguate, cause sconosciute e overdose.

Siamo dell’avviso che chi commette omicidio debba scontare la sua pena, però in tempi veloci e certi e non ‘lasciati’ a suicidarsi in carceri troppo piene di delinquenti comuni e vuote – ad esempio – di evasori fiscali.
Noi di Anddos-Gaynet Roma siamo stanchi e stanche di uno Stato che disattende la gestione democratica della vita pubblica e si attesta a una gestione della cosa pubblica fascista alla quale ci opponiamo con tutto il nostro antifascismo, democratico e repubblicano.

Anddos-Gaynet Roma

Facebook censura Alda Merini, 30 giorni di blocco per chi pubblica il seno nudo della poetessa 

In data odierna è stato bloccato per 30 giorni l’account facebook di Rosario Coco, presidente di Anddos-Gaynet Roma, ‘reo’ di aver pubblicato come immagine di copertina un nudo artistico di Alda Merini (in foto).  Le immagini dell’artista erano già state rimosse diverse volte, come testimoniato dagli screen pubblicati da alcuni utenti negli ultimi giorni.
Perché censurare un personaggio come Alda Merini  tra i pilastri della nostra letteratura del ‘900? I suoi nudi fotografici costituiscono un messaggio fondamentale in termini di critica ai canoni di bellezza femminile ed emancipazione della donna. ‘E l’imperfezione che fa scandalo’ diceva Alda, che denunciava anche di essere stata  ‘spogliata come una cosa’ in manicomio.
Si tratta dell’ultimo di una lunga serie di episodi in cui il popolare social network non riesce a distinguere il nudo artistico dalla pornografia. Ben consapevoli del fatto che Facebook abbia tutto il diritto di stabilire le proprie regole, è proprio ai suoi principi fondamentali che ci appelliamo:
Siamo sicuri che il nudo di Alda Merini sia un ostacolo a un ‘modo più aperto e connesso’? Gli standard di Facebook fanno riferimento a particolari sensibilità dovute a culture ed età: dovremmo allora censurare anche le donne in bikini?
Il limite alla libertà culturale deve sempre avere a riferimento la concretezza dei diritti individuali: nessuna persona può essere costretta a spogliarsi o a mettersi nuda, anche se indossa un burqa: tuttavia, al contempo, non può essere censurato chi si spoglia per ragioni artistiche e usa il corpo per esprimere dei valori, tantomeno se viene fatta una distinzione tra nudo maschile e femminile. 
Questa è una discriminazione, oltre che una repressione della cultura e dell’arte. Saprà Facebook cogliere questa sfida? Ce lo auguriamo tutti e tutte.

Razzismo, procura indaghi su manifesti Forza Nuova per incitazione alla violenza razziale e omofoba

Nella giornata di oggi sono apparsi manifesti abusi in diverse aree di Roma inneggianti al fatto che ‘L’Italia ha bisogno di figli, non di unioni gay e immigrati’. E’ allucinante che  il tema delle nascite venga mischiato a quello dei diritti civili.

Che riconoscere i diritti delle coppie omosessuali e accogliere i migranti possa in qualche modo impedire di aiutare le famiglie numerose è per noi una menzogna vergognosa. Si tratta di una vera e propria propaganda d’odio contro le persone lgbti e contro chi migra in Italia, in grado purtroppo di generare violenza tra i più giovani e indurre profondo disagio in quelle persone che ancora stanno scoprendo la propria sessualità.
In Italia esiste una legge contro i crimini d’odio su base etnica, religiosa e culturale, mentre le Nazioni Unite e a giurisprudenza internazionale estendono ormai da diversi anni l’ambito delle discriminazioni contro la persona anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
Non è tollerabile che un partito politico diffonda queste assurdità per discutere di temi e problemi di cruciale interesse pubblico, che devono essere affrontati invece con serietà in termini di diritto al lavoro, riduzione del cuneo fiscale, diritto alla casa e sostegno al reddito di tutte le famiglie in difficoltà, comprese quelle omosessuali, perché crescere un figlio o una figlia è difficile allo stesso modo per tutti e tutte.
Chiediamo pertanto alla procura di aprire un’inchiesta per incitazione sistematica all’odio e alla violenza, oltre che per affissione come sempre abusiva da parte di certi soggetti politici”.

Il Caffè Verdi e le mille parodie dell’ultima cena

Per promuovere una serata divertente lo scorso giovedì 13 aprile, il Caffè Verdi di Salerno pubblica un volantino-parodia de “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci. Il caso suscita forti polemiche, con la reazione del fronte conservatore e il sostegno della maggior parte dell’attivismo lgbti, con posizioni divergenti anche tra le persone omosessuali.

Pubblichiamo la riflessione di Alessandro Paesano 

———————————

Pasolini e il “Non avrai altro jeans al di fuori di me”

Quando Pasolini commentò lo slogan della campagna pubblicitaria dei jeans Jesus “Non avrai altro jeans al di fuori di me”, che parafrasa il primo comandamento della religione cattolica, individuò subito che questo slogan proponeva una laicità “che non si misura più con la religione. Tale laicità è un «nuovo valore» nato nell’entropia borghese, in cui la religione sta deperendo come autorità e forma di potere, e sopravvive in quanto ancora prodotto naturale di enorme consumo e forma folcloristica ancora sfruttabile”. Era il 17 maggio del 1973 e l’articolo fu pubblicato sulle pagine del Corriere della sera.

Il flyer pubblicitario del Caffè Verdi ripropone una lettura gaia dell’ultima cena di Leonardo Da Vinci (che era gay pure lui ma all’epoca quella parola ancora non esisteva) con il Cristo al centro, solo e tatuato, e i dodici apostoli intenti a baciarsi e anche qualcosa di più (come la testa che spunta da sotto il tavolo lascia intendere).
Forza Italia e Popolo della Famiglia hanno chiesto non già il ritiro della pubblicità ma addirittura la cancellazione della serata in segno di rispetto dell’intera comunità e delle sue tradizioni.

L’attacco conservatore

Se sono esatte le parole riportate da Il Giornale il partito fondato da Mario Adinolfi non si è risentito per l’uso blasfemo di un quadro che celebra uno dei momenti fondanti della religione cattolica ma per il fatto che nella giornata del giovedì santo un gruppo di persone abbiano deciso di organizzare una serata all’insegna del sesso tra uomini, adulti e consenzienti,.
Ci sarebbe da evocare la risposta che diede l’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato al Vaticano che pretendeva si impedisse lo svolgimento del World Pride a Roma, nel 2000. nell’anno del giubileo straordinario. “Purtroppo c’è la Costituzionedisse Amato e non tutti ne intesero la sottile ironia causandogli interminabili reprimende.
Sarebbe da evocare, dicevamo, se non fosse che il fascismo prepotente del partito di Adinolfi non richieda reazioni meno sottili e più concrete.

E’ evidente che Il popolo della famiglia ha nostalgia dei tempi in cui nello Stato Vaticano, ancora nel 1800, il lunedì le guardie ti venivano in casa a chiedere perché il giorno prima non eri andato a messa.

Lasciamo il folclore nefasto di Adinolfi e seguaci alla Costituzione, che sì, ancora c’è, e soffermiamoci invece su quel flyer che da molte parti, anche insospettabili, è stato accusato di mancare di buongusto.

Analizziamo il Flyer “messo all’indice”

A sinistra un “apostolo” guarda verso il pubblico indossando solo uno jockstrap (una mutanda che lascia scoperti i glutei) sul quale campeggia una croce; un secondo “apostolo” tiene sollevata con i denti una maglietta rosa, lasciando scoperti i pettorali; altri due “apostoli” sono intenti a baciarsi appassionatamente mentre un terzo “apostolo”, dietro di loro, guarda verso il basso – e forse si tiene in mano – il membro “fuori campo”.
Alla destra si vede bene l’erezione di un “apostolo” contenuta da un paio di mutande, il retro di un altro jockstrap e quindi un paio di glutei maschili, mentre è evidente – anche se non forse immediata – la fellatio che uno degli “apostoli” sta ricevendo, nascosta dal tavolo.

Si descrive del sesso

Un sesso adulto e consenziente gioioso e solare, descritto in maniera esplicita e non pornografica, sembrerebbe, benedetto da Gesù, che rimane al centro della tavola, composto e a torso nudo, ma per niente coinvolto negli atti sessuali, con l’aura che irradia che sottolinea, anzi, la distanza dalla carnalità che lo circonda.

Le rivisitazioni dell’ultima cena

Ci chiediamo dove sia la mancanza di buongusto, la cui definizione è: “attitudine dello spirito e dei sensi ad apprezzare le cose belle o buone; inclinazione a rifuggire da grossolanità, esibizionismi o manifestazioni violente, delicatezza”. Per esser belli gli “apostoli” son belli, poi certo, de gustibus; il sesso pure, finché libero e consenziente,  è buono. Grossolanità non ce ne sono né tantomeno manifestazioni violente e la delicatezza c’è anche quella.
Solo in una cosa pecca il flyer, nell’esibizionismo.
Ed ecco il punto dolente, il casus belli: la visibilità.
L’oltraggio di questo flyer non è la rivisitazione di un momento importante per la religione cattolica – ci sono ben altre pubblicità che hanno rivisitato in maniera ben più volgare l’ultima cena senza che nessuno abbia chiesto la chiusura delle industrie o iniziative pubblicizzate.

La visibilità del sesso senza vergogna

Il vero oltraggio è che nel flyer vengono ritratti uomini che fanno sesso tra di loro e non se ne vergognano.

Lo fanno apertamente, alla luce del sole, perché pensano che non ci sia proprio niente di male.

A differenza di Adinolfi che vorrebbe che quella serata venisse cancellata, perché il sesso tra maschi è sterile e dunque da vietare, come ogni atto sessuale, anche tra persone di sesso diverso, non finalizzato alla procreazione.

D’altronde Adinolfi non fa che ribadire quanto affermato dal Catechismo della Chiesa Cattolica che impone alle persone omosessuali la castità, portando la propria condizione come Gesù ha portato la croce.

La vera mancanza di buongusto è quella di chi dinanzi alla visibilità omosessuale vorrebbe rimandare i gay negli oscuri luoghi di battuage dove per secoli il pubblico ludibrio li ha costretti.

Di chi si indigna per l’inedita visibilità conquistata dalle persone omosessuali con anni di lotte, di coming out e di marce dell’orgoglio e non per la strumentalizzazione dell’ultima cena (dov’erano le proteste per le altre, tante, pubblicità sullo stesso soggetto?)

Chissà se Pasolini sarebbe stato contento di una laicità che accoglie il sesso tra uomini (e tra donne) nell’alveo della rispettabilità e della dignità.

Noi ne siamo orgogliosi e orgogliose.

Mario Marco Canale si è dimesso da presidente di Anddos

Per le dimissioni di Mario Marco Canale da presidente Anddos Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale esprimiamo tutto il nostro dispiacere – ha dichiarato Rosario Coco, Presidente di Anddos-Gaynet Roma -.

In questi anni Anddos-Gaynet Roma si è spesa sulle tematiche del linguaggio e delle discriminazioni e ha sempre considerato la diffusione di informazioni e servizi sulla sessualità e la salute come parte integrante della propria attività culturale.

Ringraziamo questa Presidenza – ha concluso Coco – per le numerose attività svolte insieme in questi anni ed esprimiamo piena fiducia verso la dirigenza per le decisioni che verranno prese.

 

Omofobia: domani 1° Ottobre associazioni in protesta a Roma, in piazzale Flaminio

contromofobia-flyerDopo gli ultimi due eclatanti atti omofobi consumatisi prima nella Gay Street, cuore della movida LGBTQI che ha visto crescere generazioni di persone omosessuali e poi nel centralissimo quartiere Flaminio, dove lo scorso 26 settembre un ragazzo di vent’anni è stato aggredito da tre sconosciuti scappati all’arrivo dei passanti pronti a soccorrerlo, le Associazioni LGBTQI lanciano un appello e si danno appuntamento Sabato 1° Ottobre Piazzale Flaminio dalle 17 alle 18, per un Flash Mob di protesta mirato a porre l’attenzione sui lavori riguardanti la Legge contro l’Omofobia.

Stanchi e stanche di subire azioni violente guidate dall’odio, le associazioni Anddos-Gaynet Roma, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Famiglie rcobaleno,  Di’GayProject, Agedo Roma, Equality Italia, Gaycs, I Mondi Diversi, Uaar Roma, Beyond Differences Onlus, OmofobiaStop, Ass.ne GayStreet Roma e Gay Villagedanno appuntamento a tutti i sostenitori e tutte le sostenitrici dei diritti civili presso Piazzale Flaminio, dove avrà luogo un Flash Mob di denuncia della mancanza di tutela verso le persone vittime di omofobia e di ogni discriminazione.
La mancanza della Legge contro l’Omofobia ha una eco molto forte soprattutto in queste ore in cui si consumano violenze gratuite ed ingiustificabili  cui i media stanno dando il giusto risalto.
I casi di violenza sono migliaia in un Paese dove la violenza omofoba trova ancora troppo spazio rimanendo impunita e prolificando nel degrado culturale in cui la società sta versando.

Ci domandiamo infine la sindaca Virginia Raggi cosa attenda a convocare il tavolo comunale delle associazioni lgbtqi, che da alcuni anni produce centinaia di iniziative, progetti e, formula proposte culturali e sociali per contrastare l’omofobia.

Le domande poste dalla folla mirano ad instaurare un dialogo con la giunta appena insediata, affinché questa possa fornire loro delle risposte su quali saranno i provvedimenti e le politiche sociali per migliorare la nostra città, proprio in tema di omofobia e di informazione.

Attenzione e riguardo sono rivolte anche e soprattutto verso il governo, da cui il movimento aspetta risposte concrete, perché nel 2016 è inaudito che le perosne omosessuali bvengano aggredite, derise o emarginate perché omosessuali! 

E’ ora di agire. E’ ora di legiferare!

Ci vediamo tutte e tutti Sabato 1° Ottobre
in piazzale Flaminio
alle ore 17.00

Fertility day. Aderiamo alla contro manifestazione Fertility fake: sessualità consapevole e adozione per tutte le coppie, anche quelle omosessuali,

Lanciata oggi da attivisti e attiviste in tutta Italia, il Fertility Fake è una protesta ironica e tagliente contro il Fertility Day la giornata per la sensibilizzazione alla fertilità voluta dalla Ministra Lorenzin, che presenta la maternità come scelta imposta da un dovere pubblico in un quadro ideologico a dir poco inquietante.
Sei davvero realizzata solo se fai un figlio, sei utile se fecondi, è famiglia se fatta da un uomo e una donna e la prole è biologica, denuncia la “Signorina effe”, il personaggio-testimonial del video che invita agli oltre 10 flash mob in tutta Italia sotto lo slogan Siamo in attesa, per ricordare tutto ciò di cui c’è davvero bisogno per diventare genitori (case, asili nido e lavoro).

Nella contro-manifestazione si parla anche di adozioni per le coppie dello stesso sesso, un tema imprescindibile quando parliamo del diritto alla genitorialità in quadro libero da pregiudizi e che parte da una realtà sociale in cui le formazioni familiari sono variegate e plurali.

14372051_1231946686846415_6733298766667007183_o-kc3-u10907493333728yg-1024x576lastampa-itIl tema riguardante le scelte sul proprio corpo, infine, ci riporta a una questione di importanza cruciale nel nostro Paese: è surreale che si propongano messaggi come quelli inviati dalla Ministra  in un Paese in cui non esiste alcuna forma di educazione sessuale nelle scuole e gli ospedali non hanno profilattici a disposizione.
La sessualità, e quindi anche la procreazione, è libera se è consapevole.

Per questi motivi, il circolo Anddos-Gaynet Roma aderisce convintamente alla mobilitazione del prossimo giovedì 22 settembre.

Per parteciapre al Flash Mob armati di:

– un cuscinone
– una clessidra
– una gran faccia tosta
e scendi in piazza con noi.

Sarà un grande #FertilityFake! A Roma e in tante altre piazze.

Gli appuntamenti per adesso previsti sono:
A Roma in piazza di Spagna alle 10.00
A Firenze in piazza dei Ciompi alle 18.30
A Napoli in piazza Bellini alle 18.30
A Torino in piazza Carignano alle 18.00
A Padova alle 16.30 in piazza delle Erbe
A Pisa, ore 18.00 in piazza Garibaldi
A Pescara ore 16.00 in piaza Salotto
A Bari ore 9.00 all’Università, Piazza Umberto I
A Perugia ore 18.00 in Corso Vannucci
…In continuo aggiornamento: segui l’evento Facebook.

Lettera al Sindaco di Firenze Dario Nardella nel giorno del Toscana Pride

toscanapride-social

Oggi, in occasione del Toscana Pride – Parata dell’orgoglio lgbt a Firenze,  abbiamo consegnato al Sindaco Dario Nardella una lettera di protesta riguardo le motivazioni (sic!) che lo hanno portato a rifiutare il patrocinio el Comune al Pride.

Eccone il testo:

Al primo cittadino di Firenze Dario Nardella,

Siamo un gruppo romano di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgeder, intersex ed etero impegnate  nell’informazione sulle tematiche LGBTI e nella diffusione di servizi utili tanto per il benessere quanto per la salute sessuale dell’individuo.

Le scriviamo in merito alle motivazioni da Lei addotte per negare il patrocinio al Toscana Pride, presentato quale evento politico “che divide”.

Il “Toscana Pride”, come ogni altro Pride in Italia e nel resto del mondo, è un momento di commemorazione dei movimenti di lotta che nel 1969 videro per la prima volta le persone LGBTI combattere per i diritti negati: gli stessi diritti umani di ogni altro cittadino e cittadina.

I diritti umani non hanno colore politico ma sono universali come ribadito nel Manifesto del Toscana Pride e come riconosciuto dalla Dichiarazione dei diritti umani che anche l’Italia ha firmato,  come sanno bene le centinaia di Istituzioni, italiane e internazionali, che hanno patrocinato i Pride del Paese. Anche a Roma – dopo quelli delle ambasciate statunitense, francese, canadese e tedesca – il nostro comune commissariato si è sentito in dovere di dare il patrocinio.

Le ricordiamo che secondo la Disciplinare delle attività di rappresentanza istituzionale del sindaco e della giunta del comune di Firenze “Il patrocinio può essere concesso dal Sindaco a quelle iniziative e manifestazioni che coinvolgano parte o tutto il territorio comunale o abbiano una rilevante ricaduta per il territorio e la comunità cittadina e che presentino almeno uno dei seguenti requisiti:

  1. Siano pertinenti ai settori di attività di competenza dell’Ente;
  2. Siano corrispondenti alle esigenze di particolare valore sociale, morale, culturale, celebrativo, educativo, sportivo, ambientale ed economico che il Comune di Firenze rappresenta” (art. 2, c. 2)”.

Il Toscana Pride, come ogni marcia dell’orgoglio, è una manifestazione che risponde oggettivamente a pieno titolo a questi requisiti, riteniamo dunque che la Sua motivazione contraria non sussista, a meno che non esprima – quella sì – un punto di vista politico che Lei, in quanto Primo Cittadino, non può permettersi perché rappresenta l’intera cittadinanza e non solo quella parte di elettorato che l’ha votata.

Ci appare inaccettabile anche la dichiarazione del Capogruppo PD Angelo Bassi il quale, nel sostenere  la Sua decisione, è arrivato a presentare il Pride come un evento divisivo affermando  “Quanto al Gonfalone le nostre idee sono chiare: sfila nei cortei se ci sono temi che uniscono” come se l’uguaglianza e la parità dei diritti fossero mere opinioni e dunque soggette all’agone politico, e non  principi universali e imprescindibili.

Pur apprezzando il gesto di avere esposto la bandiera arcobaleno sulla facciata di Palazzo Vecchio per ricordare le vittime della strage di Orlando riteniamo che sia ipocrita esprimere vicinanza ai morti e alle morte di quella strage mentre non si reputa opportuno sostenere le iniziative per i diritti di chi è in vita.

Veniamo a consegnarle con questa lettera tutto il nostro sdegno per una decisione arbitraria e omofoba.
Anddos-Gaynet Roma

17 maggio Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia (IDAHOT)

La Giornata internazionale contro l’omofobia è stata creata nel 2004 per iniziativa dello scrittore e attivista di nazionalità francese Louis-Georges Tin per richiamare l’attenzione della politica, delle autorità locali, dei movimenti sociali, dell’opinione pubblica e dei media sulla violenza e sulla discriminazione quotidiana subita dalle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali e da tutte quelle persone che non si conformano alle norme sessuali e di genere.

La data è stata scelta per ricordare il 17 maggio del 1990 quando L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Non si tratta di una campagna centralizzata quanto di un momento nel quale tutte e tutti possono trarre vantaggio di agire.

Nel 2004 la denominazione era Giornata Internazionale Contro l’omofobia in inglese
International Day Agaist Homofobia da cui l’acronimo IDAHO.

Nel 2009 all’omofobia è stata aggiunta anche la transfobia, modificando l’acronimo in IDAHOT (International Day Agaist Homofobia  and Transphobia)

Nel 2015, la bifobia viene aggiunta al titolo senza modificare l’acronimo.

Essendo  una giornata internazionale ogni singolo Paese può decidere di modificare l’acronimo o la lista di persone discriminate da annoverare nel titolo della giornata stessa.

Nel Regno Unito per esempio, la giornata è indicata con l’acronimo IDAHOBiT  (Interational Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia) in America Latina la Lesbofobia è annoverata nell’acronimo al primo posto, etc.

Non trattandosi di un marchio commerciale ogni Paese deve sentirsi libero di modificarne e ampliarne il significato in base alle esigenze e sensibilità dello specifico percorso politico e di lotta*.

A livello internazionale si è deciso di aggiungere un sottotitolo che recita a worldwide celebration of sexual and gender diversities (una celebrazione mondiale della diversità sessuale e di genere) con una parola infelice (diversità) per il lessico italiano (in Italiano il diverso è una persona che devia dalla norma, in senso sminuente e dispregiativo ed è ancora annoverata come sinonimo di omosessuale.)

La Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e bifobia ha ricevuto il riconoscimento ufficiale da diversi Stati, dalle istituzioni internazionali come il Parlamento Europeo**, e da innumerevoli autorità locali.

La maggior parte delle agenzie delle Nazioni Unite segnano anche la Giornata con eventi specifici.

Da allora le mobilitazioni atte a celebrare la Giornata internazionale contro l’omofobia la transfobia e la bifobia uniscono milioni di persone a sostegno del riconoscimento dei diritti umani per tutte e per tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

Nel 2016 l’omosessualità è reato in 75 Stati con pene che oscillano tra i 7 e i 25 anni di carcere.

13 stati prevedono invece la pena di morte per gli atti omosessuali.

In 17 Stati pur non considerando gli atti omosessuali un reato sono state promosse leggi che limitano la libertà di espressione sull’orientamento sessuale.

Sul fronte opposto 70 stati si sono dotati di leggi contro la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere, 22 garantiscono l’accesso al matrimonio anche per le coppie dello stesso sesso mentre altri 24 Stati riconoscono un qualche tipo di unione civile.

In Italia la legge sulle unioni civili è stata licenziata dai due rami del parlamento lo scorso 11 maggio. Attualmente è in attesa della firma del Capo dello Stato.

 

A Roma la Croce Rossa organizza stasera un Salotto Musicale, a partire dalle 20.30 con un nutrito programma.

125713153-ba087c93-88a7-4098-81fc-fc973e513e11_d0

 

 

* In diverse consultazioni sul nome della giornata sono state fatte con attivisti e attiviste di 120 Paesi dalle quali si è concluso che mentre fare riferimento alla IDAHOT per alcune parti del mondo è funzionale alla lotta di sensibilizzazione in molti Paesi o regioni dove le persone si trovano ad affrontare le minacce nella vita quotidiana, questa celebrazione è considerata inadeguata. Infine alcuni Paesi hanno percepito questa celebrazione come l’imposizione di valori occidentali.

 

** Nel testo approvato si può leggere:

« Il Parlamento europeo […] ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell’Unione europea senza discriminazioni; » (dall’articolo 8)

« […] condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l’odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli » (dall’articolo 10)

Oggi a OPEN si parla di Pride!

Per il prossimo OPEN l’evento quindicinale di Anddos-Gaynet Roma, nel quale la nostra associazione si apre alla città per conoscerci e incontrarci, tra un aperitivo e due chiacchiere informali, dedichiamo uno speciale sul prossimo Pride dal titolo

Pride: guida per l’uso?

E’ vero che il pride è una pagliacciata? Perchè molte perosne lgbt non ci vanno? Non è meglio una manifestazione più sobria?
Vieni a parlarne con noi!

Ci vediamo Sabato 14 Maggio dalle 17 alle 19 in Via Costantino 82 (Metro B, Basilica San Paolo)

L’ingresso è riservato ai soci e alle socie

info@anddos-gaynet-roma-org

cell. 327 3264024

http://www.facebook.com/GaynetRoma